Il MIG, fin dalla sua nascita, non è mai stato inteso come un arcadico sodalizio di sdolcinate “pastorellerie”, ma come un movimento di sostegno alle istituzioni per migliorare la vita del cittadino, favorendo anche la sua educazione civica.

A questo proposito,  

oggi si assiste a una marcata inclinazione, specie tra i giovani (ma non solo), a mettere tutto in discussione  soprattutto per quanto riguarda le questioni sociopolitiche: si recepiscono temi e opinioni proposte attraverso i mass media a tambur battente; ad essi ci si adegua in modo conformistico, così che i dibattiti diventano per lo più inconcludenti e finiscono spesso in disordinate contestazioni.

A questa tendenza bisogna rispondere sottolineando la necessità per questi giovani  di informazioni precise sulle forme e sulle caratteristiche sociopolitiche di un paese, oltre che sulla sua storia. Dopo di che sarà possibile sviluppare meglio un proprio giudizio, ricordando sempre che nulla deve essere definitivamente assertivo e che sospendere il giudizio qualche volta è segno di maturità e non di incompetenza (si dice, infatti, che solo gli imbecilli non cambiano mai idea).

Per parlare di educazione civica nella nostra epoca, ritengo allora si debba partire dal documento più basilare nella vita della umanità. Quello che oggi si chiama Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Su di esso si fonda addirittura l’Organizzazione delle Nazioni Unite ed è entrato in vigore nel 1945, subito dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.

Bene! Questa Carta è costituita, oltre che da un preambolo, da 30 articoli, ognuno dei quali enuncia dei diritti: Ogni individuo ha diritto di… Così l’art. 1, il 2, il 3, fino al 29esimo. Qui l’enunciato cambia: Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero sviluppo della personalità.

Ora, io proporrei, dopo la enunciazione di tanti diritti, di soffermarsi appunto sui doveri ( che personalmente avrei messo all’art.1 e non al 29). In secondo luogo, mi soffermerei anche su quel “soltanto”, che non lascia spazio ai “cani sciolti”, ai cosiddetti apolidi, di cui possiamo rispettare le utopistiche scelte, che però non si rendono conto che l’uomo è animale sociale (v. lo zoon politicon di Aristotele) e quindi implicitamente coinvolto in quello che Rousseau chiamò il Contratto sociale. Esso non inizia con l’illuminismo, ma già col primo incontro tra due cavernicoli, quando l’uno offre all’altro il fuoco in cambio di una preda catturata.

Quindi possiamo ben dire che fin dai primi baratti l’uomo ha chiesto diritti, ma ha riconosciuto doveri.

E qui mi viene in mente una frase emblematica lasciata alla storia da J.F.Kennedy: Non chiederti cosa il tuo paese può darti, domandati invece che cosa tu puoi fare per il tuo paese.

E più semplicemente: Sii pronto ad assolvere ai tuoi doveri, prima ancora di rivendicare i tuoi diritti.

Sono i principi che il MIG dovrebbe far propri come segno di gentilezza verso la società.                                            (Anna Maria Ferrari Boccacci)